Grazie, per avermi invitata qui, a partecipare all’Eucaristia, dove ho avuto l’occasione di pregare per Cristina e per tutti voi e per sentire parlare di lei. Vi dico che, in questi 10 anni dalla sua dipartita, io mi sono trovata molte volte a immaginarla, a parlare con lei: mi sembra di sentirla, di vederla … questo libro poi, che ho “divorato” in poche ore, me la presenta così viva, così vera, che mi sembra di averla qui vicina a me. Grazie a chi me l’ha inviato.
Invito chi non l’avesse ancora letto, a farlo al più presto: è un piccolo/grande strumento che insegna a tutti a vivere la propria vocazione cristiana, la propria chiamata alla santità. Conoscevo bene Cristina; qui c’è tutta lei: il suo stile, la sua fede, la sua passione per la verità, il suo impegno a voler fare sempre, prima di tutto, la volontà di Dio. Quello che colpisce di lei è che, già da ragazzina manifestava una personalità non comune; giocando, parlando con lei, sembrava “una come tante”, ma nei colloqui personali, durante gli incontri di gruppo, alla catechesi, si scoprivano le sue doti e bellezza interiori.
Qualche aneddoto. Cristina era innamorata di Gesù Crocifisso, sofferente. Quando, durante una catechesi, ho detto:”Guardate, ragazzine, che Gesù non ci ha amato con una fetta di panettone Motta, ma con l’Amore, donando se stesso per noi, morendo in croce …”, lei si è fatta seria, è stata molto “presa” da questa frase, che l’ha impegnata ancora di più a fare qualche piccolo sacrificio, qualche rinuncia per assomigliare di più a Gesù.
E qualche tempo dopo, incominciò a partecipare alla Messa feriale del mattino presto … si sentiva obbligata: in Chiesa c’era il sacerdote, noi suore, un gruppo di donne più o meno anziane e … lei. Faceva tanta tenerezza e destava ammirazione. Alla domenica, a Messa quasi sempre con i genitori, era un piacere osservarla: attenta, seria come chi sta vivendo il momento più importante della sua vita.
Cristina amava la verità ed era capace anche di arrabbiarsi forte, di fronte a comportamenti poco sinceri. Mi ricordo che in un gruppo tra adolescenti, era successo qualcosa di spiacevole e, alla Suora che voleva sapere il perché della “bravata”, nessuno rispondeva, nessuno parlava … a un certo punto Cristina è scattata in piedi e con un tono quasi violento disse: “Che razza di adolescenti siamo; tutti ci ammirano perché siamo “dell’ oratorio”, i nostri genitori sono orgogliosi di noi, ma noi non siamo capaci di dire la verità”, lasciando le amiche sorprese e meravigliate.
Cristina amava fortemente la vita, la sprizzava da tutti i pori: avvertiva l’attimo fuggente e si impegnava a riempirlo di cose belle, di opere di bene. Il suo punto di riferimento era sempre Dio. Si esprimeva così: “Non è la mia volontà che porta avanti la mia vita, ma quella del Signore: desidero farlo sempre contento, donarmi al suo amore”.
Quando incominciava a soffrire, i suoi sentimenti erano già tutti immersi nell’abbandono a Gesù. Diceva: “ Grazie, Signore, perché ho finalmente capito che Tu mi ami profondamente, trattandomi da amica prediletta. Non ti chiedo di allontanare da me la sofferenza, ma di aiutarmi a viverla come Tu vuoi, perché solo la tua volontà conta”. Mi diceva: “Suora, io prego così: «Signore, Tu sai che amo la vita, che desidero stare con mio marito, con i miei “tesori”, ma se Tu vuoi, “prendimi”, voglio fare quello che vuoi Tu»”. Più avanti, nella malattia mi scriveva: “Nonostante la salute precaria (sto facendo la chemioterapia e penso che dovrò continuarla, perché non tutto si è riassorbito) sono felice: se dicessi ad una persona qualunque queste parole rimarrebbe più che meravigliata, ma forse lei mi può capire. E’ difficile spiegarle ciò che provo, ma forse le parole di una lettera che mio marito mi ha scritto, possono aiutarmi: «… ho capito che più ci avviciniamo a Dio, più pensiamo al bene che ci vuole e più possiamo amarci e amare … per noi è arrivato il momento di crescere, proprio grazie alla nostra sofferenza che ci fa pensare, che ci fa capire con gli occhi della fede che DIO CI AMA … a Lui si può arrivare conoscendo il dolore, la croce.
Accettiamo perciò con fede, la nostra croce, accettiamo la volontà di Dio, perché comunque ci vuole bene. La nostra sofferenza doniamola a Dio e mettiamoci nelle sue mani e vedrai che tutto sarà più chiaro, e più bello». Sembrerebbe strano, ma anche nel nostro piccolo, stiamo vivendo quelle parole che mi hanno sempre affascinata: “Dio solo!”. Che il Signore ci dia la grazia di amarlo sempre come sentiamo in questo importante periodo. Con queste riflessioni la lascio, carissima suor Anna Rosa, con la certezza che un’amica ci ricordi nelle sue preghiere. Grazie per avermi ascoltata, sua Cristina”. Cristina è questa perché:
Carlo, hai accompagnato Cristina alla porta dell’eternità in modo eccezionale e così bene l’hai consegnata al Signore. GRAZIE, CARLO!